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Consulenza Progettazione

“Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell’amore” - Madre Teresa di Calcutta

Se l'anno che abbiamo alle spalle è stato caratterizzato, sul versante delle donazioni al non profit, dal consolidamento ed in taluni casi dalla definitiva consacrazione delle campagne online e del crowdfunding, molti segnali indicano che il 2017 potrebbe invece rivelarsi come l'anno del fundraising professionale.
Lo fanno presagire, in particolare, sia il forte aumento della domanda sul mercato del lavoro sia l'incremento d’iniziative, tanto di dibattito quanto di formazione specifica, volte a rafforzare i processi d’intermediazione degli atti di generosità.
È proprio questo, in fondo, il fattore decisivo che mi ha portato a questa scelta creando una figura di fundraiser legata al territorio e che si identifica in un profilo professionale che sia in grado di adattare sia le competenze tecniche sia lo stile di lavoro ai diversi contesti specifici. Non mi riferisco alle classiche soft skills che fanno funzionare gli ingranaggi e che sono state fino a poco tempo fa l'essenza del mestiere. Intendo, piuttosto, competenze umanistiche, economiche e di management, combinate con le tecniche del fundraising e declinate in maniera molto flessibile.
Il riconoscimento di questo ruolo non può essere preteso, ma va accordato. Occorre investire di più sul concetto e sulla cultura del dono, dopo di che, anche le tecniche di raccolta troveranno la loro giusta valorizzazione.